COVER, CONTROCOVER, CONTRAFFAZIONI

Carlo Buti, Cesare Cesarini

Carlo Buti e il maestro Cesare Cesarini nel 1954.

Incidere in lingua italiana un brano straniero, ciò che negli anni Sessanta diventa usuale e vantaggiosamente di moda col nome di Cover, è storia vecchia per la nostra discografia. La prima popstar ante-litteram della penisola si chiamava Carlo Buti (Firenze, 1902-1963), caposcuola dei melodici, icona ispiratrice di Claudio Villa, Luciano Tajoli, Giorgio Consolini, Narciso Parigi e tante altre ben esercitate e precise voci del periodo pre-urlatori. Buti incise oltre 1.500 canzoni per una produzione discografica internazionale che supera le seimila pubblicazioni. Tra i suoi più grandi successi degli anni Trenta e Quaranta compaiono molti brani catturati in giro per il mondo e tradotti in italiano: dal gioiello dell’habanera “La paloma” (scritta a metà Ottocento dal compositore basco Sebastian de Iradier) al classico americano “Blue Moon” (Rodgers-Hart, 1934) diventato “Luna malinconica”; dall’evergreen “Amapola” composto dallo spagnolo José Lacalle nel 1924, alla fascinosa marcetta tedesca “Lili Marleen” (“Leip-Shultze”, 1938). Accade già nello stesso periodo anche il contrario, ovvero canzoni italiane che tradotte in altre lingue regalano successi ad artisti stranieri. Proprio Carlo Buti incide nel 1937 “Tornerai” di Dino Olivieri (Senigallia, 1905-1963), compositore e direttore d’orchestra che collabora assiduamente con Buti. Il brano diventa subito un classico in Francia con il titolo “J’attendrai” interpretato prima dal corso Tino Rossi e poi da molti altri artisti. Diverse le versioni negli Stati Uniti: tra le più popolari quella di Frankie Avalon del 1962 (guarda il video per il Cinebox). Il testo originale di “Tornerai” è di Nino Rastelli (Milano, 1913-1962), che firma gli adattamenti italiani di “La paloma” e “Lili Marleen” (“Lili Marlene” nella traduzione): Rastelli insomma è il primo paroliere nostrano di cover e contro-cover. Significativa l’azione promozionale di queste operazioni: il ping pong internazionale delle versioni infatti sfocia molto spesso in importanti successi discografici a distanza di anni.

Carlo Buti

Carlo Buti nel 1934.

Per un esempio indicativo restiamo a Carlo Buti che nel 1942 incide “Sì, voglio vivere ancor”. Il brano era nato solo strumentale: scritto nel 1924 dal violinista rumeno George Boulanger con il titolo “Avant de mourir” guadagnò un testo soltanto nel 1939 grazie al paroliere irlandese Jimmy Kennedy. Pubblicato dal gruppo afroamericano Ink Spots arrivò all’attenzione dei discografici italiani che lo fecero incidere – con il testo italiano scritto da Eugenio Carboni (Parma, 1902-1992) – a Norma Bruni, una cantante finalista del secondo concorso di voci nuove dell’EIAR (il primo “talent” targato RAI!) poi al divo Carlo Buti che grazie alla etichetta discografica internazionale Columbia rilancia il brano in tutto il mondo. “Sì, voglio vivere ancor” tempo dopo, nel 1956, con il titolo di “My Prayer” si trasforma in trionfo planetario e indimenticato per i Platters. Nei decenni successivi l’esterofilia musicale da noi passa decisamente in testa.

Tony Renis Quando quando quando Domenico Modugno Nel blu dipinto di blu

Per “favolosi anni sessanta” della musica leggera italiana s’intende solitamente indicare un periodo particolarmente proficuo di creatività. È vero solo in parte. Sono stati in realtà anni di prove e confronti, anni in cui i giovani musicisti e cantanti italiani hanno imparato a suonare ed a esibirsi assorbendo come spugne gli stili, i ritmi, le armonie, il look di americani, inglesi e francesi. La creatività, nella maggioranza dei casi, è emersa successivamente. Di “favoloso” c’é stato senz’altro il boom del mercato della canzone. Con modesta benemerenza degli artisti, e fondamentale merito invece dell’intraprendenza e anche della spregiudicatezza di editori e discografici. La musica italiana da hit parade era frutto di un copia-copia generale: tutti i maggiori successi venivano intercettati e catturati come prede preziose in America ed in Inghilterra. Complice la lentezza delle comunicazioni – i brani originali impiegavano molti mesi per raggiungere il nostro mercato e spesso nemmeno sbarcavano – l’azienda italiana del disco riuscì a creare migliaia di popstar nostrane con un impegno minimo sul fronte della composizione ma avvalendosi di altre due figure professionali che hanno dato un contributo decisivo al boom: l’arrangiatore e soprattutto (perché molte volte l’arrangiamento restava quello del brano originale) l’autore dei testi. Il cosiddetto paroliere, abile e rapido nel confezionare la versione italiana di un promettente motivo straniero. E nasceva la “cover”, regina per almeno dieci anni dei juke-box di casa nostra. “Alcuni editori italiani registravano i programmi radiofonici inglesi o del Lussemburgo, che rappresentavano l’avanguardia in materia di musica per giovani – racconta il maestro Vince TemperaSceglievano le canzoni più orecchiabili e quelle che erano in testa alle classifiche straniere: dischi che sarebbero arrivati in Italia non prima di 5 o 6 mesi, questi erano i tempi di allora. Un testo in italiano e via in sala d’incisione. Aspettavano la reazione del mercato, poi se il disco vendeva bene telefonavano all’editore straniero: avrei una versione italiana per il vostro pezzo, se ce la fate incidere vi diamo qualche soldo. E l’editore straniero accettava sempre: il mercato italiano non era reputato interessante, pertanto qualsiasi incasso dalla nostra area era fuori preventivo e quindi incondizionatamente benvenuto. Con una manciata di dollari era così possibile acquisire i diritti per 25 anni di un disco che magari da noi aveva già venduto un milione di copie. Se la versione italiana non aveva successo, spesso non partiva neanche la telefonata”.
Era abituale leggere sulle etichette dei dischi due cognomi anglosassoni ed uno italiano. Ma non sempre le regole venivano rispettate. I gruppi italiani più popolari dell’epoca erano l’Equipe 84, i Rokes (inglesi romanizzati da Teddy Reno) e i Nomadi. Tutti testimoni di deroghe – più o meno abbondanti – alle norme sul diritto d’autore.
1964: “Papà e mammà” fu il primo disco in classifica dell’Equipe 84. La canzone è firmata da Tical (pseudonimo del musicista-discografico Armando Sciascia) e da Shapiro. In realtà si tratta dell’efficace riorchestrazione di un brano uscito negli Stati Uniti un anno prima: “Papa-oom-mow-mow” (Frazier-Wilson Harris) eseguito dai Rivingstons.
Ancora l’Equipe 84: “Prima di cominciar” (1965) firmata Amurri-Tical, è una rielaborazione di “I get around” (Wilson, 1964) dei Beach Boys.
Sempre l’Equipe 84: “Da domani” (1966), firmata da Lunero (pseudonimo del musicista Iller Pataccini) e Maurizio Vandelli, è identica a “Come home” (Clark, 1965) degli inglesi Dave Clark’s Five.
Era un periodo in cui eravamo bombardati da canzoni nuove in lingua inglese – racconta Maurizio Vandelli, leader dell’Equipe 84 – A volte i motivi restavano in mente e finivano in canzoni scritte da noi. Io composi nel 1969 un brano che s’intitolava “Cominciava così”, e soltanto dopo averlo inciso mi resi conto che poteva somigliare a qualcos’altro: “Frank Mills”, una canzone che avevo ascoltato nel 1968 a Londra, nel musical “Hair””.
Spegni quella luce” (1966), popolare brano dei Nomadi, è la copia esatta di “Sunny afternoon”(Davies, 1966) dei Kinks, ma è firmata Verona-Pontiack, un duo di autori molto prolifico a quel tempo, che sempre ai Nomadi aveva proposto il brano “Un riparo per noi”, plagio tondo di “With a girl like you” (Presley, 1966) dei Troggs. Il disco uscì, ma la casa discografica lo ritirò dal mercato quasi immediatamente, a seguito minaccia di denuncia degli editori inglesi.
Venne pubblicato poco dopo nell’esecuzione dei Satelliti (il gruppo lanciato da Ricky Gianco), ma con i crediti corretti: musica di Presley (il chitarrista dei Troggs), testo di Mogol.
Altro gruppo dell’epoca, Giuliano e i Notturni, protagonista di un episodio da antologia: il brano s’intitola “Oggi sono tanto triste” (1968), firmato da due cantautori in gran voga in quegli anni, Gian Pieretti e Beppe Cardile, è copia esatta di “Fifty tears for every kiss” (Sammy Bella, 1962) della popstar inglese Cliff Richard. Da notare che nel 1976 il brano viene nuovamente inciso, stavolta dal gruppo I sogni proibiti, ma in questa circostanza sul disco appaiono correttamente i crediti (Sammy Bella-Cardile-Pieretti) e persino il titolo della canzone originale accanto a quello italiano.
Nel 1969 i Nuovi Angeli furoreggiano con “Ragazzina ragazzina” cover dichiarata (Douglas-Piccaredda) di “Mendocino”, successo mondiale composto dal capogruppo del Sir Douglas Quintet. Tre anni dopo i Nuovi Angeli bissano il successo, bissando pure il brano: “Singapore” infatti sembra la riedizione di “Ragazzina ragazzina”, ma è firmato da Renato Pareti e Roberto Vecchioni.
Ma il primato assoluto per la spudoratezza delle contraffazioni targate anni sessanta spetta senza dubbio ad un gruppo romano: i Jaguars. Quattro ragazzi (Silvio Settimi, Luigi Fratini, Giuseppe Bianchi e Giovanni Gallo), all’epoca ospiti fissi di spettacoli televisivi di prima serata, specializzati nel riproporre pedissequamente – nel senso che persino i testi sono approssimative traduzioni della versione originale – brani famosi di altrettanto celebri gruppi inglesi ed americani. Con la particolarità dell’assoluta inosservanza del diritto d’autore. Così “Evil hearted you” (Gouldman, 1965) degli Yardbirds diventa “Non ti voglio più”, firmato Cristaudo-Nona; “Spirit of America” (Johnson, 1963) e “Keep an eye on summer” (Wilson-Norman, 1964) dei Beach Boys diventano rispettivamente “Credimi ti amo” e “Ritornerò in settembre” sempre con le sole firme di Cristaudo e Nona. Ma il capolavoro sta nel proporre anche la celeberrima “Barbara Ann” (Fassert,1965) dei Beach Boys, titolandola “Barbara” e firmandola Cristaudo-Lo Vecchio. Insomma il signor Cristaudo è una sorta di primula rossa del plagio nazionale degli anni sessanta, perché è sempre rimasta ignota la sua reale identità. Almeno così giurano i Jaguars: “Era uno pseudonimo inventato dalla casa discografica per coprire qualcuno rimasto a noi sconosciuto – raccontano oggi – Noi componenti dei gruppi dell’epoca eravamo polli d’allevamento nelle mani dei discografici: senza garanzie e senza alcun diritto. Non abbiamo mai visto una lira dalla SIAE nonostante l’autore di tutti i nostri testi fosse uno di noi, Luigi Fratini”.

Ma torniamo al fenomeno della “cover”. Eccone 100 esemplari degli anni sessanta. I nomi più ricorrenti degli autori dei testi italiani in questo elenco sono Luciano Beretta, Giorgio Calabrese, Sergio Bardotti, Daniele Pace, Giuseppe Cassia, Franco Migliacci, Paolo Dossena, c’è persino Luigi Tenco, paroliere di “Yeeeeeh” dei Primitives, con quel buffo ed efficace incipit “I tuoi occhi sono fari abbaglianti, io ci sono davanti…”. E soprattutto c’è Mogol, con 25 canzoni su 100. “Sì, venivo spesso chiamato per le cover, ma le facevo a modo mio – racconta Mogol – “Senza luce”, “E la pioggia che va” e le altre, non erano traduzioni dall’originale bensì tutta farina del mio sacco: testi nati da mie idee. Anche i brani di Bob Dylan, nelle mie versioni italiane, non corrispondono agli originali. Mi ricordo che una volta mi chiesero di tradurre una sua canzone dal titolo “Mr. Jones”. Io non capii il significato del suo testo e feci una versione alla mia maniera. Dylan voleva leggere le traduzioni prima di autorizzare l’incisione. Ma in quell’occasione invece del suo telegramma di conferma arrivò un invito: mi voleva vedere nel suo studio di Londra. Ci andai, mi chiese spiegazioni sul testo e gli risposi la verità: che non l’avevo capito. “Non l’ho capito neanche io” replicò lui, stracciò il foglio di quel brano e mi consegnò un plico di nuove canzoni da tradurre nella nostra lingua. Lo presi e lo portai in Italia. Ma non ne feci nulla. Dylan aveva ragione, ero io che non sapevo stare al gioco, perché il gioco non mi piaceva. E da quel giorno non accettai più cover. Solo brani originali”.
“Io amo tradurre – confessò Sergio Bardotti a Tg2 Dossier – Ho adattato nella nostra lingua canzoni di Aznavour, di Vinicius de Moraes, di Chico Buarque de Hollanda, di Mary Hopkin: erano tutti testi bellissimi che io mi sono divertito a riproporre in italiano cercando di non perdere mai di vista il senso originale. La cover secondo me deve innanzitutto rispondere ad un criterio di fedeltà”.
Per l’elenco delle cover occupano uno spazio autonomo il Clan di Celentano, ossia l’etichetta che si é dimostrata più intuitiva e celere nell’individuare i brani giusti da tradurre, ed i complessi (i gruppi), che sono stati per i giovani italiani il tramite più diretto delle mode, non soltanto musicali, angloamericane.

Nota:
per ogni canzone nella prima riga sono indicati il titolo in italiano, gli autori stranieri e il nostro paroliere. Nella seconda riga, il titolo e l’esecutore originali.

IL CLAN

Adriano Celentano
“Stai lontana da me” (Bacharach-Hilliard-Mogol) 1962
“Tower of strenght” Gene McDaniels 1961

“Il problema più importante” (Clark-Del Prete-Beretta) 1964
“If you gotta make a fool of somebody” Freddie and the Dreamers 1963

Don Backy
“Ho rimasto” (Johnson-Monaco-McCarthy-Mogol-Don Backy) 1963
“What do you want to make those eyes at me for” Emile Ford & the Checkmates 1959

“Amico” (Bacharach-Hilliard-Mogol-Don Backy) 1963
“Keep away from other girls” Helen Shapiro 1962

“Io che giro il mondo” (Robertson-Blair-Beretta-Don Backy) 1964
“I think I’m gonna like it here” Elvis Presley 1964

“Una ragazza facile” (Berry-Mogol) 1965
“Memphis Tennessee” Chuck Berry 1964

I Ribelli
“Chi sarà la ragazza del Clan?” (Poole-Smith-Beretta-Cassia) 1964
“Keep on dancing” Brian Poole and the Tremeloes (DECCA) 1963

“Chi mi aiuterà” (Holland E.-Holland B.-Dozier-Gianco-Cassia) 1967
“You keep me hangin’ on” Supremes 1966

Gino Santercole
“Sono un fallito” (Harlan-Del Prete-Don Backy) 1964
“Busted” (Ray Charles) 1963

La ragazza del Clan (Milena Cantù)
“Eh già” (Goffin-Ervin-Don Backy) 1964
“He is the boy” Little Eva 1963

Ico Cerutti
“L’uomo del Banjo” (Goldstein-Beretta-Del Prete) 1964
“Washington Square” The Village Stompers 1964

I ragazzi della Via Gluck
“Il contadino” (Porter-Beretta-Del Prete) 1967
“Hold on I’m comin’“ Sam & Dave 1966

I GRUPPI

I Corvi
“Un ragazzo di strada” (Tucker-Mantz-Nisa) 1966
“I ain’t no miracle worker” The Brogues 1966

“Sospesa ad un filo” (Tucker-Mantz-Califano-Nisa) 1967
“I had too much to dream (last night) “The Eletric Prunes 1966

I Camaleonti
“L’ora dell’amore” (Brooker-Reid-Pace) 1967
“Homburg” Procol Harum 1967

“Io per lei” (Gaudio-Crewe-Pace) 1968
“To give (the reason I live)” Frankie Valli 1967

Equipe 84
“Io ho in mente te” (Fricker-Mogol) 1966
“You were on my mind” Barry McGuire 1966

“Bang Bang” (Sonny Bono) 1966
“Bang Bang my baby shot me down” Cher 1966

“Un angelo blu” (Dello-Mogol) 1968
“I can’t let Maggie go” The Honeybus 1968

“Pomeriggio ore sei” (B.M.R. Gibb-Vandelli) 1969
“Marley purt drive” Bee Gees 1969

“Tutta mia la città” (Wood-Mogol) 1969
“Blackberry Way” Move 1968

New Dada
“Lady Jane” (Richard-Jagger-Sansoni) 1966
“Lady Jane” Rolling Stones 1966

Nomadi
“Come potete giudicar” (Bono-Verona) 1966
“The revolution kind” Sonny Bono 1965

“Un figlio dei fiori non pensa al domani” (Dave Davies- Guccini) 1967
“Death of a clown” Dave Davies 1967

“Ho difeso il mio amore” (Hayward-Pace) 1968
“Nights in white satin” Moody Blues 1967

Dik Dik
“Sognando la California” (Phillips-Mogol) 1966
“California dreamin’“ Mamas & Papas 1965

“Senza luce” (Brooker-Reed-Mogol) 1967
“A whiter shade of pale” Procol Harum 1967

“Se io fossi un falegname” (Hardin-Mogol) 1967
“If I were a carpenter” Bobby Darin 1966

“Il mondo è con noi” (Phillips-Mogol) 1968
“I saw her again last night” Mamas & Papas 1966

“L’isola di Wight” (Delpech-Salerno-Daiano) 1970
“Wight is Wight” Michel Delpech 1970

I Giganti
“Fuori dal mondo” (Shannon-Cassia) 1965
“Keep searchin’ (we’ll follow the sun)” Del Shannon 1964

“Una ragazza in due” (Conrad-Chiosso) 1966
“Down comes the rain” Mister Murray 1965

Pooh
“Quello che non sai” (Crewe-Negrini-De Simone) 1967
“Rag Doll” Frankie Valli and the Four Season (1962)

The Rokes
“Che colpa abbiamo noi” (Lind-Mogol) 1966
“Cheryl’s goin’ home” Bob Lind 1966

“È la pioggia che va” (Bob Lind-Mogol) 1966
“Remember the rain” (Bob Lind) 1966

“Eccola di nuovo” (Stevens-Mogol-Cassia) 1967
“Here comes my baby” Cat Stevens 1967

“Lascia l’ultimo ballo per me” (Pomus-Shuman-Da Vinci-Mogol) 1968
“Save the last dance for me” The Drifters 1961

I Profeti
“Bambina sola” (Sloan-McGuire-Mogol) 1966
“You’re a lonely girl” The Grass roots 1966

“Gli occhi verdi dell’amore” (Taylor-Pace) 1969
“Angel of the morning any way that you want me” Jenny Wilder 1968

Giuliano e i Notturni
“Il ballo di Simone” (Chiprut-Irref-Sanjust) 1968
“Simon says” 1910 Fruitgum Company 1968

I Ragazzi del sole
“So che tu non credi” (Kenner-Coppola) 1966
“Something you got” Wilson Pickett 1966

POPSTAR ANNI SESSANTA

Caterina Caselli
“Sono Bugiarda” (Diamond-Pace-Mogol) 1967
“I’m a believer” The Monkees 1966

“Il volto della vita” (McWilliams-Mogol-Daiano) 1968
“Days of pearly spencer” David McWilliams 1968

Peppino Di Capri
“Nessuno al mondo” (Crafer-Nebb-Rastelli-Gioia) 1960
“No arms can ever hold you” Pat Boone 1957

“Addio mondo crudele “(Shayne-Bertini) 1962
“Goodbye cruel world” Jimmy Darren 1961

“Speedy Gonzales” (Kaye-Lee-Hill-Gentile) 1962
“Speedy Gonzales” Pat Boone 1962

Fausto Leali
“A chi” (Jacobs-Crane-Mogol) 1967
“Hurt” Timi Yuro 1961

“Angeli negri” (Manuel Alvarez Maciste-Testoni-Larici) 1968
“Angelitos Negros” Pedro Infante 1948

“Chiudo gli occhi e conto a sei” (Westlake-Daiano) 1969
“I close my eyes and count to ten” Dusty Springflied 1968

Little Tony
“Riderà” (Gerard-Bernet-Mogol) 1966
“Fais la rire” Hervé Vilard 1966

Mina
“Renato” (Cortez-Testa) 1962
“Renata” Bert Convey 1962

“Città vuota” (Pomus-Shuman-Cassia) 1964
“It’s a lonely town” Gene McDaniels 1963

“È l’uomo per me” (Hildebrand-Pallavicini-Abbate) 1964
“He walks like a man” Jody Miller 1964

“La banda” (De Hollanda-Amurri) 1967
“A banda” Chico Buarque de Hollanda 1967

“Bugiardo e incosciente” (Serrat-Limiti) 1970
“La tieta” Joan Manuel Serrat 1967

Gianni Morandi
“Se perdo anche te” (Diamond-Bazzocchi-Migliacci) 1966
“Solitary man” Neil Diamond 1966

“Scende la pioggia” (Kaylan-Volman-Nichol-Tucker-Pons-Migliacci)) 1968
“Elenore” The Turtles 1968

“Belinda” (Andrews-Migliacci) 1969
“Pretty Belinda” Chris Andrews 1969

Herbert Pagani
“Lombardia” (Brel-Pagani) 1965
“Le plat pays” Jacques Brel 1963

“Albergo a ore” (Monnot-Senlis-Delecluse-Pagani) 1970
“Les amants d’un jour” Edith Piaf 1956

Rita Pavone
“Cuore” (Mann-Weil-Rossi ) 1963
“Heart I hear you beating” Wayne Newton 1963

“Datemi un martello” (Seeger-Hays-Bardotti) 1964
“If I had a hammer” Trini Lopez 1963

“Dove non so” (Jarre-Webster-Calabrese) 1966
“Lara’s Theme” Maurice Jarre 1965

“Gira gira” (Holland E.-Holland B. Dozier-Cassia-Cenci) 1966
“Reach out I’ll be there” Four Tops 1966

Gianni Pettenati
“Bandiera gialla” (Duboff-Komfeld-Testa-Nisa) 1966
“The pied piper” Crispian St. Peters 1966

Patty Pravo
“Ragazzo triste” (Bono-Boncompagni) 1966
“But you’re mine” Sonny & Cher 1966

“Qui e là” (Toussaint-Diversi) 1967
“Holy cow” Lee Dorsey 1966

“Se perdo te” (Korda- Bardotti) 1967
“The time has come” Pat Arnold 1967

“Nel giardino dell’amore” (Feliciano-Dossena) 1969
“Rain” Josè Feliciano 1969

Mal dei Primitives
“Yeeeeeeh” (Tenco-Bardotti-Sawyer-Burton) 1967
“I ain’t gonna eat my heart anymore” Young Rascals 1965

“Pensiero d’amore” (B.R.M. Gibb-Del Monaco-Giacotto-Migliacci) 1968
“I’ve gotta get a message to you” Bee Gees 1968

“Betty Blu” (Fugain-Delanoe-Lo Vecchio) 1968
“J’e n’aurai pas le temps” Eric Charden 1967

“Bambolina” (Bacharach-Hilliard-Panesis) 1969
“Any day now” Elvis Presley 1969

Ornella Vanoni
“Non dirmi niente” (Bacharach-David-Mogol) 1964
“How many days of sadness: don’t make me over” Dionne Warwick 1964

Iva Zanicchi
“Come ti vorrei” (Russell-Specchia) 1964
“Cry to me” Solomon Burke 1962

Gigliola Cinquetti
“Quelli erano i giorni” (Raskin-Daiano) 1968
“Those were the days” Mary Hopkin 1968

Caterina Valente
“Personalità” (Price-Logan-Gioia) 1959
“Personality” Lloyd Price 1959

Fred Bongusto
“Ore d’amore” (Kampfert-Rehbein-Sigman-Migliacci) 1967
“The world we knew (over and over)” Frank Sinatra 1967

Franco Battiato
“Lacrime e pioggia” (Papathanassiou-Bergman-Pallavicini ) 1968
“Rain and tears” Aphrodite’s Child 1968

Gino Paoli
“Lei sta con te” (Ogerman-Raleig-Paoli-Bardotti) 1964
“Your other love” Connie Francis 1964

Orietta Berti
“L’amore è blu” (Popp-Beretta) 1968
“L’amour est blue” Paul Muriat 1967

Dalida
“Oh Lady Mary” (Bukey- Carli – Pallesi) 1969
“Oh Lady Mary” David Alexander Winter 1969

“Lady D’Arbanville” (Stevens-Pace-Argento) 1970
“Lady D’Arbanville” Cat Stevens 1970

Nicola Di Bari
“Il mondo è grigio il mondo è blu” (Charden -Calabrese) 1968
“Le monde est gris le monde est bleu” Eric Charden 1968

Fabrizio De Andrè
“Il gorilla” (Brassens-De Andrè) 1968
“Le gorille” George Brassens 1952

Dino
“Il sole è di tutti” (Wells-Miller-Cassia) 1967
“A place in the sun” Stevie Wonder 1966

“La tua immagine” (Simon -Rossi ) 1968
“The sound of silence” Simon & Garfunkel 1967

Johnny Dorelli
“Solo più che mai” (Kampfert-Singleton-Snyder-Parazzini) 1966
“Strangers in the night” Frank Sinatra 1966

Jimmy Fontana
“La nostra favola” (Reed-Mason-Dossena) 1968
“Delilah” Tom Jones 1968

Remo Germani
“Baci” (Darin-Palomba) 1963
“Things” Bobby Darin 1962

Gemelle Kessler
“Il giro” (Page-Calabrese-Abbate) 1966
“The “in” crowd” Ramsey Lewis 1965

Los Marcellos Ferial
“La casa del sole” (Price-Pallavicini-Mogol) 1965
“The house of the rising sun” Animals 1964

Maurizio
“24 ore spese bene con amore” (Thomas-Mogol) 1969
“Spinning Wheel” Blood Sweat & Tears 1969

Michele
“Ti senti sola stasera?” (Handman-Turk-Misselvia) 1966
“Are You lonesome tonight ?” Elvis Presley 1960

“Dite a Laura che l’amo” (Barry-Raleigh-Pantagruele-Nistri) 1967
“Tell Laura I love her” Ray Peterson 1961

“Soli si muore” (James-Lucia-Minellono-Mogol) 1969
“Crimson and clover” Tommy James and the Shondells 1969

Domenico Modugno
“La sposa” (Prieto-Mogol) 1961
“La novia” Antonio Prieto 1961

Catherine Spaak
“Quelli della mia età” (Hardy-Pallavicini) 1963
“Tous les garcons et le filles” Francoise Hardy 1963

Carmen Villani
“Potrai fidarti di me” (Hines-Carpenter-Dunlap-Pallesi) 1962
“You can depend on me” Brenda Lee 1961

Wess
“I miei giorni felici” (Myles-Calabrese) 1968
“Chapel of dreams” The Dubs 1959

Non vanno però dimenticate le controcover, il fenomeno inverso, molto più contenuto ma non marginale, considerato il successo ottenuto da alcune canzoni italiane che hanno letteralmente fatto il giro del mondo. Il nostro paese, supremo esportatore di musica lirica e napoletana, è riuscito infatti a farsi onore nella musica leggera internazionale con una serie di brani composti nella stessa epoca.
In testa da sempre c’è stata “Volare” (“Nel blu dipinto di blu” di Domenico Modugno e Franco Migliacci, 1958) tradotta in tutte le lingue, per oltre mille diversi interpreti, ed entrata nell’arco di mezzo secolo nel repertorio di star di prima grandezza, da Dean Martin a David Bowie. Anche se c’è ora chi sostiene che “Volare” è stata superata in questi ultimi anni dall’altro inno della musica leggera italiana nel mondo: “Quando quando quando” scritta nel 1962 da Tony Renis e Alberto Testa, formidabile successo negli Stati Uniti per Pat Boone e innumerevoli altri cantanti. “Dati alla mano, ovvero i bollettini delle società dei diritti d’autore statunitensi – afferma Tony Renis – oggi possiamo considerare avvenuto il sorpasso: la mia canzone ha battuto quella di Modugno. Soprattutto grazie alla versione del 2005 di Michael Bublé e quella del 2008 di Fergie e Will.i.am per la colonna sonora del film “Nine”.
Un altro brano del 1958 della coppia Modugno-Migliacci finito nel repertorio di un “mostro sacro”: “Io” , tradotto nel 1964 in “Ask me” per Elvis Presley.
Ancora Dean Martin in altre due cover italiane: “Senza fine” di Gino Paoli (1961) e “Scusi, grazie, prego”, ritocco americano della “Prego, grazie, scusi” (Massara-Mogol-Del Prete) lanciata da Adriano Celentano nel 1963.
Altri due successi di Celentano di metà anni sessanta hanno scalato le hit parade straniere: “Ciao ragazzi” (Mogol-Del Prete-Celentano) diventata Good-bye boys good-bye per Jay & the Americans e “Il ragazzo della Via Gluck”, riproposto in Francia da Francoise Hardy con il titolo “La maison où j’ai grandi”.
Ancora in Francia Richard Anthony nel 1964 lanciò “Ce monde”, cover de “Il mio mondo” di Umberto Bindi: nello stesso anno, la stessa canzone, con il titolo “You’re my world”, salì le classifiche inglesi nell’esecuzione di Cilla Black.
Altro brano che divenne popolarissimo negli Stati Uniti é “Come prima” scritto nel 1958 da Panzeri-Di Paola-Taccani per Tony Dallara: lo incisero i Platters col titolo “For the first time” e il tenore di origine italiana Mario Lanza.
Dusty Springfield, la più celebre cantante inglese, portò al successo nel Regno Unito “Io che non vivo (senza te)” scritta da Pino Donaggio e Vito Pallavicini nel 1965, con il titolo “You don’t have to say you love me”. Seguirono diverse centinaia di versioni, tra cui quella popolarissima di Elvis Presley. “È la canzone che presentammo al Festival di Sanremo del 1965 – ricordò a Eventi Pop Vito Pallavicini – Riuscimmo a convincere con fatica l’editore. Quel titolo, “Io che non vivo”, per lui era estremamente funereo: è una canzone da morti, protestava, ci porterà sfortuna!”.
Anche il gallese Tom Jones inserì nel suo repertorio due cover italiane: “Once there was a time” composta da Riccardo Del Turco e Franco Califano per Mina (“L’ultima occasione”, 1965) e “Help yourself” scritta nel 1968 da Carlo Donida e Mogol (“Gli occhi miei”) per le voci di Dino e Wilma Goich
Persino tre gruppi stranieri negli anni sessanta toccarono i vertici delle hit parade americana ed inglese con cover italiane. I Grass roots con “Bella Linda”, la “Balla Linda” di Lucio Battisti e Mogol, gli Amen Corner con “Half as nice (if paradise)”, “Il paradiso” sempre del duo Battisti-Mogol e i Tremeloes con “I’m gonna try”, in italiano “Luglio”, composta ed incisa nel 1968 da Riccardo Del Turco.
Joan Baez detiene invece il primato di aver ripreso “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones”, scritta nel 1968 da Mauro Lusini e Franco Migliacci per Gianni Morandi, senza neanche cambiarne il testo e trasformandola in un successo mondiale in lingua italiana.
Ma il record assoluto e più curioso nella storia delle cover italiane spetta senza dubbio al paroliere Paolo Dossena che firma assieme ai compositori Fisher e Matthew la versione italiana di un brano inciso nel 1968 dai Procol Harum: “Repent Walpurgis” è il titolo originale, “Fortuna” il titolo nella nostra lingua. Ma il brano è solo strumentale. Pertanto Dossena dal 1968 incassa le royalties SIAE di una canzone che si ascolta ancora oggi per il quale ha scritto soltanto il titolo.
“È vero – dice Dossena – nelle trattative degli anni sessanta fra editori e subeditori poteva accadere anche di aggiudicarsi dei diritti grazie ad una sola parola. Si comprese immediatamente che quel brano avrebbe avuto un successo duraturo, soprattutto per la bravura ed il prestigio degli esecutori. Non per niente lo chiamai Fortuna. Di titolo e di fatto”.

In: MUSICA ALLA SBARRA |