Neil Sedaka

Popstar da mezzo secolo

NEL FEBBRAIO DEL 2010 LA RACCOLTA DEI SUOI SUCCESSI THE MUSIC OF MY LIFE È ENTRATA NELLA TOP 200 ALBUM DI BILLBOARD. INTERVISTA AL CANTAUTORE NEWYORKESE CHE NEGLI ANNI ‘60 VINSE TRE DISCHI D’ORO CANTANDO IN ITALIANO

Neil Sedaka “Breaking Up is hard to do” (Cinebox, 1963). [Dalla collezione Pietro Bologna].

Il 13 marzo 2014 ha compiuto 75 anni, da oltre mezzo secolo compone canzoni e da altrettanto tempo frequenta la hit parade internazionale: la scalò la prima volta con Stupid Cupid, affidata alla voce squillante dell’amica Connie Francis, che fu il tormentone dell’estate americana del 1958; l’ultima volta con Solitaire, che è stata nel 2005 in vetta alla classifica USA, interpretata dal giovanissimo Clay Aiken.
Solitaire è una cover. Fu composta e incisa da Sedaka nel 1972 e da allora è entrata nel repertorio discografico di una trentina di popstar: da Elvis Presley a Petula Clark, da Shirley Bassey a Sheryl Crow. E proprio nel febbraio 2010 la raccolta The Music of My Life, compendio musicale della sua carriera, è comparsa nella classifica dei 200 top album di Billboard.
Tra i dischi d’oro di casa Sedaka ce ne sono tre interamente italiani, ovvero non successi americani dell’artista tradotti nella nostra lingua (almeno 10 sue canzoni divennero regine dei juke-box nostrani), ma brani scritti da autori residenti nella penisola, compreso quel maestro Louis Bacalov, argentino di origini ma già alla fine degli anni Cinquanta accasato al chilometro 12 di Via Tiburtina, laddove svettavano gli edifici della RCA Italiana.

Neil Sedaka “La terza luna” (Cinebox, 1963).
Neil Sedaka, intervista (New York, 2005).
Neil Sedaka riceve il Disco d’oro per “I tuoi capricci” (Roma, 1963).
Neil Sedaka, Intervista (New York, 2005).
Neil Sedaka “Tu non lo sai” (Breaking Up is Hard to Do) (“Alta Pressione” RAI, 1962).

I tuoi capricci e La terza luna, entrambe di Louis Bacalov e Franco Migliacci, e Adesso No di Gianni Meccia furono nella prima metà dei Fabulous Sixties le canzoni che maggiormente legarono l’artista newyorkese al pubblico di casa nostra. In italiano Neil Sedaka ha inciso quattordici 45 giri e tre album, concedendosi addirittura tre brani del repertorio partenopeo: I’te vurria vasà, ‘Na sera ‘e maggio e Scapricciatello.

Mister Sedaka, come è cominciata la sua avventura italiana?

I miei primi titoli, da Stupid Cupid a I Go Ape, erano stati accolti con entusiasmo dal pubblico italiano in versione originale. Conservo ancora i dati: nel 1959 Oh Carol restò per 11 settimane al primo posto in classifica nel vostro paese. I miei discografici e gli editori mi suggerirono di riproporre i successi americani nelle diverse lingue europee. Li registrai pertanto in tedesco, francese, spagnolo ed italiano. Mia nonna era spagnola ed io parlo abbastanza bene quella lingua e l’italiano che è molto simile mi risultava particolarmente orecchiabile. Nacquero così le prime cover: Esagerata, Un Giorno Inutile, Tu Non lo Sai, Il Re dei Pagliacci. Furono tutti successi.

Neil sedaka, i dischi italiani

Come andò nel resto d’Europa?

Bene dappertutto. Anche in Sudamerica, grazie alla lingua spagnola. Successivamente incisi anche in ebraico e in giapponese. Ma l’Italia fu il paese dei fuochi artificiali: quello che mi dette le soddisfazioni maggiori. Le cover dei miei brani americani non bastavano, la richiesta superava abbondantemente l’offerta; mi affidai pertanto agli autori italiani. Bacalov e Migliacci confezionarono per me I Tuoi Capricci e La Terza Luna. Howard Greenfield, fraterno amico autore dei testi delle mie canzoni, mi disse che dovevo essere orgoglioso di avere Franco Migliacci come paroliere italiano: l’autore, con Modugno, della leggendaria Volare!
In effetti Migliacci realizzò una serie di miracoli: trasformò ad esempio Another Night, Another Heartache, un brano composto da me e Greenfield che negli Usa era rimasto al palo delle vendite, in La notte è fatta per amare, che divenne popolarissimo nel vostro paese. Di contro, io portai al successo in America, riproposte in inglese, sia La Terza Luna che In Ginocchio da Te, che Migliacci aveva scritto con Bruno Zambrini per Gianni Morandi.

Neil Sedaka on the Appian Way, in Rome, 1964

Neil Sedaka a Roma sull’Appia Antica, 1964.


Lei fece diverse tournée in Italia. Che cosa ricorda del nostro pubblico?

Mi esibii più volte alla Bussola di Viareggio. Ricordo un pubblico elegante e preparato, oltre che caloroso. Ricordo Sergio Bernardini, il proprietario della Bussola, impareggiabile intenditore di artisti e musica pop. Rividi Bernardini nel 1984, quando tornai in Italia per un concerto alla “Bussoladomani”: non era più il proprietario ma venne ugualmente a salutarmi nel camerino: sempre molto affettuoso. Le mie origini artistiche sono legate alla musica classica, ero stato selezionato dal grande Arthur Rubinstein quale miglior concertista 1957 della prestigiosa Julliard School. Per questo, agli inizi della carriera, in apertura delle mie esibizioni pubbliche, amavo suonare al piano un brano del repertorio classico: Chopin, in particolare. Ricordo che a Catania il pubblico rimase inizialmente ammutolito. Poi via via sempre più rumoroso… prima bisbigli, poi fischi… finché mi si avvicinò un organizzatore implorandomi di smettere: “Scusi, Mister Sedaka, ma il pubblico italiano da lei si aspetta un altro genere di musica…”

Ci rimase male?

Noooo…, avevano ragione loro! Forse avrei fatto meglio a suonare Chopin al termine del concerto, per non disorientare il pubblico che non era tenuto a conoscere i miei trascorsi classici. Devo dire che i miei fan italiani non furono molto fortunati. Prima di uno spettacolo a Riccione fui colto da una forma acuta di bronchite. Le sere precedenti si era esibita nello stesso locale la grande Mina che aveva quindi abituato il pubblico a eccellenti performance. Pensate un po’ la reazione quando a salire sul palco fu un Neil Sedaka praticamente afono che dopo 15 minuti di miserabili tentativi gettò la spugna. Insomma chiesi scusa ed abbandonai la scena.

Il pubblico fu comprensivo?

Direi di no. Anzi, fu una specie di incubo. C’era anche mia moglie Leba. Fuggimmo sull’auto dell’impresario, mentre alcuni spettatori inferociti ci rincorsero tirandoci barattoli di pomodori. Un’altra volta, nello splendido teatro greco di Taormina dovevo cantare due canzoni per uno show ripreso dalla tv italiana.  Anche in quell’occasione rimasi senza voce e gli organizzatori utilizzarono il play-back. Devo ammettere che la colpa era tutta mia: la mia voce è acuta e fragile ed io non sapevo usarla. Ho imparato successivamente le tecniche di respirazione e di canto e a dosare il diaframma. Gli errori di un novellino!

Neil Sedala a Roma

Neil Sedaka a Roma con due Carabinieri.

Nonostante gli errori di inesperienza il pubblico italiano però l’adorava…

È vero! Mi sposai a settembre del 1962 e subito dopo venni in tournée in Italia. Ma Ettore Zeppegno, il dirigente della RCA Italiana che mi seguiva passo dopo passo, mi supplicò di presentare in pubblico mia moglie come mia sorella,  per non dare una delusione alle fan. All’aeroporto di Roma mi venne incontro una ragazza. Mi baciò e mi disse: “Neil, finalmente ti conosco di persona, dopo un anno di lettere d’amore!”. Le chiesi a quali lettere facesse riferimento: lei mi mostrò un pacco di fogli zeppi di frasi incandescenti con la mia firma. Ma non era la mia calligrafia… era quella di mio padre, che si era… generosamente preso la briga di rispondere alle mie ammiratrici!

Trascorse lunghi periodi in Italia?

Sì, soggiornavo all’Hotel Hassler a Roma, in cima a Trinità dei Monti, il panorama più bello del mondo! Ero spesso in sala d’incisione. Ricordo che mi affidarono anche la colonna sonora del film Il Gaucho con Vittorio Gassman.

Neil Sedaka a Roma Trinità dei Monti

Neil Sedaka a Trinità dei Monti

Neil Sedaka a Trinità dei Monti, Roma 1964.

Le manca giusto la partecipazione al Festival di Sanremo…

Dovevo partecipare a Sanremo nel 1965, con il brano Non basta mai. Ma la RCA decise di ritirare i suoi cantanti da quell’edizione del Festival e organizzò una manifestazione analoga, un “controfestival” che venne proposto dalla tv italiana con il titolo di Pick-Up. Era condotto da Walter Chiari e c’eravamo tutti noi cantanti della Rca: Paul Anka, Rita Pavone, Gianni Morandi, Dalida, Dino, Alain Barriere, Jimmy Fontana, eccetera.

Che memoria!

È stato un periodo aureo, divertente e indimenticabile della mia vita ed io ero in cordiali rapporti con tutti. Soltanto Gino Paoli mi dimostrò un pizzico di ostilità. Credo che la casa discografica intendesse fare incidere a me la sua bellissima Sapore di sale. E lui protestava: giustamente voleva essere lui ad eseguire la sua canzone. Ma io non avevo nessuna colpa: i progetti dei discografici non dipendevano da me!

Da alcuni anni una sua composizione, I Must Be Dreaming, che lei incise in italiano con il titolo Un giorno inutile, nelle cronache musicali viene accostata ad un successo di uno dei nostri maggiori cantautori, Settembre di Antonello Venditti. C’è chi sostiene si tratti di plagio. Che ne pensa?

Ho ascoltato Settembre e penso che la somiglianza con la mia canzone deponga a favore della popolarità che i miei brani riscuotevano all’epoca in Italia. Venditti era un ragazzino, quel motivetto gli è verosimilmente rimasto impresso. Ha scritto la sua canzone 25 anni dopo la mia, anche se avesse preso spunto intenzionalmente non ci vedrei nulla di male. Per molti dei miei primi successi mi sono ispirato a canzoni di altri autori: Bobby Darin, Lloyd Price, Bobby Vee. L’importante è che lo spunto rimanga tale e che poi la composizione segua una strada diversa. E Settembre è una canzone diversa da I must be dreaming.

Neil Sedaka “The Dreamer” (Cinebox 1963).

Lei ha composto più di mille canzoni. Ce n’è una che predilige in assoluto?

Certamente Laughter In the Rain, che nel 1975 mi consentì di ritornare alla ribalta dopo 10 anni in cui ero caduto nel dimenticatoio. Con i Beatles e la British Invasion il successo mi voltò le spalle: smisi di cantare e tirai avanti scrivendo canzoni per altri artisti come Tom Jones e i Fifth Dimension. Poi Elton John mi scritturò per la sua etichetta: azzeccai subito una manciata di dischi da vertice classifica e da allora non mi sono più fermato. Oggi ho due figli grandi,  due nipotine gemelle e un terzo nipote che sono la mia gioia, ma anche un calendario gonfio di concerti in tutto il mondo.

E a Broadway è andato in scena recentemente un musical con le sue canzoni…

S’intitola Stupid Cupid e racconta storie di ragazzi degli anni ‘50 sulle note di venti mie canzoni. Altre soddisfazioni mi arrivano dall’Inghilterra: un mio brano degli anni ‘70, Amarillo, interpretato da Tony Christie, è la sigla di una fortunata serie televisiva e per mesi è stato in vetta alla classifica dei più venduti. Sia Christie che io abbiamo deciso di devolvere i profitti in beneficenza: Amarillo è una canzone che in passato ci aveva già fatto guadagnare soldi a sufficienza.

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Michele Bovi con Neil Sedaka nel 1984 a Bussoladomani

Michele Bovi con Neil Sedaka nel 1984 alla Bussoladomani, Viareggio.

Neil Sedaka and his wife, Leba, in 1984 at the Bussoladomani, Viareggio Italy.

Neil Sedaka con sua moglie, Leba, nel 1984 alla Bussoladomani, Viareggio.

Neil Sedaka in 1984 at the Bussoladomani, Viareggio Italy.

Neil Sedaka nel 1984 alla Bussoladomani, Viareggio.

Neil Sedaka con sua figlia, Dara, nel 1984 alla Bussoladomani, Viareggio.

Neil Sedaka con sua figlia, Dara, nel 1984 alla Bussoladomani, Viareggio.

E per quanto riguarda l’Italia?

Negli ultimi anni sono uscite due raccolte con tutti i miei dischi in italiano. Evidentemente il pubblico non ha completamente dimenticato I Tuoi Capricci e La Terza Luna. Io, di contro, ho inciso in inglese Nessun Dorma dalla Turandot di Giacomo Puccini: s’intitola Turning Back the Hands of Time e fa parte di un repertorio di classici, da Chopin a Tchaikowsky, che ho riarrangiato e ai quali ho aggiunto i testi, e che ho eseguito accompagnato da orchestre sinfoniche in teatri inglesi e americani, non ultima la Carnagie Hall. Ecco, se tornassi a Catania con questo repertorio forse stavolta non verrei fischiato. O sì?

Intervista_Sedaka_2005

Michele Bovi con Neil Sedaka nel 2005 durante un’intervista nella sua casa di New York.

Michele Bovi con Neil Sedaka nel 2005 durante un’intervista nella sua casa di New York.

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